“Più mascherine che meduse”

L’inquinamento da plastica ai tempi del (post)Covid19

"Sapendo che oltre 2 miliardi di maschere usa e getta sono state ordinate, presto si rischia che ci siano più mascherine che meduse nelle acque del Mediterraneo".
Iniziava così un post su Facebook di qualche settimana fa, scritto da Laurent Lombard di Opération Mer Propre, a seguito dell’ordine di 2 miliardi di mascherine da parte della Francia.

Ancora una volta, la realtà supera la fantasia e le previsioni (già sufficientemente drammatiche solo qualche mese fa).

“Nel 2050 ci saranno più rifiuti plastici che pesci nei mari”, allertava la Ellen MacArthur Foundation, ma con l’utilizzo intensivo dei dispositivi di protezione come mascherine e guanti e l’assenza di un piano di smaltimento ad hoc, questa previsione rischia di concretizzarsi in tempi molto più brevi.

Nel periodo precedente la diffusione del Coronavirus l’attenzione al plastic free ed alla sostenibilità ambientale stava crescendo velocemente. L'emergenza sanitaria che ha coinvolto il mondo intero però ha causato un forte rallentamento e delineato nuovi scenari, tutt'altro che positivi.

La questione plastica monouso e rifiuti è complessa e implica diversi livelli di discussione.
Si tratta di un problema che riguarda ognuno di noi e la collettività intera.
Gli Stati e le Organizzazioni Internazionali possono e devono fare molto ma, ancora una volta, le scelte ed i comportamenti individuali assumono un’importanza cruciale.

Che si tratti di mascherine, di cannucce, di confezioni monouso fa poca differenza. Il ricorso al monouso dovrebbe essere ormai ridotto al minimo.
La domanda da porsi è sempre la stessa: è veramente necessario?
Potremmo sorprenderci di tutte le volte in cui, facendoci questa domanda, la risposta più sincera e spontanea sia no

Quindi non dovremmo indossare le mascherine e proteggerci da un’emergenza sanitaria che sembra ancora in corso?
Certo che dovremmo proteggere noi stessi e gli altri, ma potremmo optare per alternative in tessuto, non usa e getta, che siano riutilizzabili e lavabili.
E qualora questo non sia possibile, è allora doveroso porre la propria attenzione sulla “seconda” vita delle mascherine: quella nei mari, per strada, nei parchi, fuori dai supermercati nei parcheggi.
Come possiamo essere così attenti alla nostra salute e non renderci conto che non si possono gettare ovunque i rifiuti con tanta facilità, e meno che mai questi, che potrebbero essere contaminati e contaminare a loro volta?

I risvolti negativi dell'emergenza in merito ai rifiuti non si limita alle mascherine ed ai guanti monouso, ma a tutto il sistema che si va delineando in queste settimane di "ritorno ad una vita normale".
Ad essere onesti, c'è ben poco di normale nell'incartare ogni singolo frutto o ogni singola porzione di cibo con imballaggi plastici, anche all'interno dei supermercati.

E se è vero che in alcune situazioni è necessario, allora possiamo contrastare questo trend di nuovo in crescita evitando accuratamente i cibi confezionati nei negozi ed in tutte le occasioni in cui non sia necessario/obbligatorio.
Scegliendo con più consapevolezza ed attenzione non solo cosa comprare, ma soprattutto dove.

I dati che emergono da molte organizzazioni che si occupano di protezione dell'ambiente marino e del Pianeta sono davvero allarmanti.
Al momento è forse presto per statistiche puntuali, considerando che nei mesi di lockdown le attività di analisi e ricerca sono state sospese.
Ma non è necessario conoscere il numero esatto di tonnellate di rifiuti monouso non correttamente smaltite (che già era altissimo prima del Covid19) per capire che dobbiamo assolutamente invertire la marcia ed adottare soluzioni che tengano in conto non solo i nostri bisogni, ma anche quelli del Pianeta che ci ospita.
Che poi, in un mondo normale, i bisogni umani e quelli della natura dovrebbero coincidere piuttosto che essere in contrasto...

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