Plastica e fertilità

1 Luglio 2021

by Giorgia Tortiello

Tempo di lettura 3 minuti

Come le plastiche stanno cambiando anche la riproduzione

Shanna Swan è docente di medicina ambientale e salute pubblica alla Mount Sinai School of Medicine di New York City.
Negli ultimi venti anni ha studiato i cambiamenti e l’andamento della fertilità. 
Nel 2017 ha documentato come il numero medio di spermatozoi tra gli uomini occidentali si è più che dimezzato negli ultimi 40 anni. 
I problemi riproduttivi sono legati all’ambiente. Spesso è un argomento di cui non si parla (volentieri), ma è in atto una vera e propria crisi riproduttiva. 
Non che l’ambiente sia l’unica causa, ma le sostanze chimiche nelle materie plastiche svolgono un ruolo causale importante. 
La fertilità femminile declina rapidamente dopo i 35 anni, ma gli studi della docente rilevano un aumento di fertilità alterata nelle fasce di età più giovani. 
Inoltre, il rischio di aborto spontaneo è aumentato tra le donne di tutte le età.

Quali le sostanze chimiche più pericolose?

Alcune sostanze interferiscono con gli ormoni sessuali dell’organismo umano, come il testosterone e l'estrogeno. 
Gli ftalati, utilizzati per rendere la plastica morbida e flessibile, sono di primaria importanza. Vengono assorbiti prevalentemente attraverso il cibo, poiché usiamo plastica morbida nella produzione alimentare, nella lavorazione e nel confezionamento degli alimenti. 
All'aumentare della concentrazione urinaria di DEHP (ftalati) corrisponde una riduzione sia della motilità degli spermatozoi che della loro maturazione.
Gli effetti degli ftalati sulla donna sono, invece, diminuzione della libido e aumento del rischio di pubertà precoce, insufficienza ovarica precoce, aborto spontaneo e parto prematuro.

Il bisfenolo A (BPA), utilizzato per indurire la plastica, altera l’equilibrio endocrino femminile e interferisce con la produzione di estrogeno. 
Negli uomini può causare una diminuzione della qualità dello sperma, riduzione della libido e tassi più elevati di disfunzione erettile.

Generazione plastica: sindrome da ftalati

Questi problemi hanno effetti ancora più drammatici sul feto in formazione. L’assorbimento di sostanze nocive, come possiamo immaginare, continua poi nell'infanzia, nell'adolescenza e nell'età adulta.
La sindrome da ftalati è stata accertata nei roditori già da qualche anno.
Gli studi della professoressa Shanna Swan dimostrano che anche gli esseri umani ne soffrono.

L’indagine è partita dall’analisi della distanza anogenitale (AGD). Si tratta di un indicatore importantissimo della salute riproduttiva. Solitamente l’AGD è molto più lungo nei maschi rispetto alle femmine. Una riduzione della lunghezza negli uomini, o un aumento della lunghezza nelle donne, indica un minore successo riproduttivo.
Nello studio condotto è stata misurata la concentrazione urinaria di DEHP (ftalati) di donne incinte e l’ADG dei loro figli: a concentrazioni maggiori corrispondeva una riduzione della distanza anogenitale.

Uno studio condotto sugli uomini in età universitaria, invece, ha dimostrato che più breve è l'AGD, più basso è il numero di spermatozoi.
Non sembrerebbero esserci più dubbi sul collegamento diretto da ftalati e AGD corto, e da AGD corto a ridotto numero di spermatozoi.

Scenario futuro e soluzioni

I dati sono allarmanti: nel giro di 20 anni la maggior parte delle coppie non riuscirà ad avere figli e dovrà ricorrere alla riproduzione assistita.

Come si può intervenire?

L'industria chimica dovrebbe iniziare a produrre prodotti chimici che sono non ormonalmente attivi, da utilizzare in articoli di uso quotidiano. Purtroppo, vi sono enormi interessi economici che impediscono una regolamentazione più severa.

Gli Stati dovrebbero riconoscere il problema e scegliere di investire non solo nella ricerca, ma anche in azioni di sensibilizzazione e di informazione alla popolazione.

In attesa di regole più stringenti, non dovremmo fidarci delle confezioni e delle diciture BPA free, che di sicuro non contengono bisfenolo A, ma potrebbero contenere altri bisfenoli liberi.

Dovremmo mangiare cibi non trasformati, evitare confezionamenti in plastica e non utilizzare la plastica nel microonde.

Circa l’igiene personale, è consigliabile utilizzare prodotti senza profumazioni. Gli ftalati sono infatti aggiunti ai cosmetici per mantenere a lungo le fragranze.
Le coppie che desiderino avere figli dovrebbero evitare di portare a casa qualunque prodotto che contenga queste sostanze chimiche.

In sintesi, dovremmo fare acquisti più consapevoli in ogni ambito e ricordare che le nostre scelte non hanno conseguenze solo su di noi, ma anche sulle generazioni future.

Fonte: The Guardian

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